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10 dicembre 2018 - Il Natale tra Dante ed un occidente che declina - a cura del prof. Pietro Salvatore Reìna

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10 dicembre 2018 -  Il Natale tra Dante ed un occidente che declina -  a cura del prof. Pietro Salvatore Reìna

Il Natale è il compimento dell’attesa (Avvento) rituale e rivoluzionaria della felicità provocata dall’unico evento storico capace di trasformare realmente e meravigliosamente le cose: l’arrivo inaspettato di Qualcuno che ci trascende. L'evento dell'Incarnazione riveste un ruolo fondamentale nell'opera di Dante. L’assoluta novità della nascita di Gesù spiega chiaramente quale mistero si nasconda ma al contempo si rivela il carattere gratuito della donazione.

Il mistero dell’Incarnazione – ricorda Massimo Cacciari in Generare Dio (Il Mulino) - non smette di chiamare e supplicare un occidente che declina e tramonta, che non intende ridestarsi, che non comprende. 

Un mistero che noi Comitato di Bolzano della Società Dante Alighieri leggiamo, contempliamo e amiamo assaporare nelle terzine del canto VII del Paradiso: l’atto d'amore della bontà divina («al Verbo di Dio discender piacque», v. 30) viene a riparare il peccato commesso da Adamo e a restituire all'uomo la nobiltà perduta, opera così grande per la quale non ci sarebbe stata altra via

«se 'l Figliuol di Dio

non fosse umilïato ad incarnarsi» (vv. 119-120).

La nascita del Verbo che tesse e sigilla definitivamente l’essere a somiglianza (Genesi, 1,26) di Dio percorre e riempie anche il Convivio (IV, V, 3), la Monarchia (I, XVI, 2) (in quest’opera la nascita del Verbo legittima il governo e il ruolo provvidenziale dell'Impero).

Nella ricchezza delle terzine dantesche si manifesta e si cela la grandezza ed insieme l'umiltà del mistero dell'Incarnazione. Un mistero che ha coniugato in sé e per noi eterno e presente, inizio-fine ed ancora inizio come scrive con acume Cacciari appunto in Generare Dio.

 

prof. Pietro Salvatore Reìna

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